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I
complessi di rutenio studiati sono dei derivati
del Na[trans-RuCl4(DMSO)Im], meglio
noto con il nome di NAMI. Lo studio ha riguardato
l'approfondimento delle conoscenze sulle proprietà
farmacologiche di uno di questi in particolare,
il sale di imidazolio ImH[trans-RuCl4(DMSO)Im],
chiamato familiarmente NAMI-A, per il quale
sono attualmente in corso le procedure per
l'espletamento della Fase I sull'uomo.
Per
le procedure di sviluppo clinico del NAMI-A,
il gruppo di ricerca della Fondazione ha provveduto
ad eseguire una serie di esperimenti in collaborazione
con ricercatori del Dipartimento di Scienze
Chimiche dell'Università di Trieste, di POLYtech,
e del Netherlands Cancer Institute di Amsterdam,
dove è in corso di esecuzione la Fase I nell'uomo.
Il lavoro svolto nei laboratori della Fondazione
ha fornito dati:
| a) |
sulle
variazioni di captazione cellulare di
rutenio dopo trattamento in vitro
e sulla farmacocinetica in vivo
in due specie animali (topo e cane); |
| b) |
sull'attività
antimetastatica peculiare del NAMI-A rispetto
altri complessi del rutenio; |
| c) |
sulla
attività antimetastatica dopo trattamento
per via orale; |
| d) |
sulla
citotossicità in vitro e sul ruolo
dei linfociti infiltranti il tumore in
vivo; |
| e) |
sulle
proprietà biologiche di nuovi derivati
bi-nucleari di rutenio. |
Gli studi sul NAMI-A e sui complessi metallici
del rutenio hanno portato alla dimostrazione
che in vitro, dopo esposizione per
1 hr alla concentrazione 10-4 M,
il NAMI-A è capace di indurre un transitorio
arresto delle cellule nella fase pre-mitotica
G2-M. A tale effetto corrisponde
la riduzione dell'espressione di marcatori
di proliferazione cellulare, quali il PCNA,
la riduzione dell'attività della componente
ciclinica cdc2 ed un aumento dell'espressione
della caspasi-3, una proteina coinvolta nei
meccanismi di attivazione di morte cellulare
per apoptosi. Nelle stesse condizioni sperimentali,
le cellule trattate riducono significativamente
la capacità di migrare attraverso una barriera
di matrigel senza tuttavia mostrare una significativa
riduzione della vitalità cellulare. Queste
proprietà in vitro possono spiegare
l'attività antimetastatica in vivo.
Infatti, altri complessi di rutenio, per i
quali le attività in vitro sul ciclo
cellulare e sull'invasione sono meno pronunciate
o totalmente assenti, sono risultati molto
meno attivi sulle metastasi dei tumori solidi
anche se capaci di esercitare effetti citotossici
sulle cellule tumorali in vitro. L'assenza
di citotossicità del NAMI-A per le cellule
tumorali può inoltre spiegare la mancanza
di tossicità per le cellule del sistema immunitario,
che al contrario sembrano capaci di riconoscere
meglio le cellule tumorali dei tumori trattati
con questo composto sia in vivo, su
tumori solidi metastatizzanti, sia in vitro
sulla linea cellulare metGM, isolata da metastasi
polmonari del carcinoma mammario MCa.
La
determinazione dei parametri farmacocinetici
nel topo e nel cane, dopo trattamento cronico
con il NAMI-A, mostra andamenti sostanzialmente
simili. In entrambi i casi si assiste ad un
accumulo del composto nel sangue dopo la prima
somministrazione. Le AUC0-24hr sono proporzionali
alla dose somministrata anche se appare evidente
una differenza tra le due specie e, nel cane,
la velocità di eliminazione del rutenio dal
sangue è marcatamente più lenta. La conseguenza
principale di questa differenza è che la stessa
concentrazione plasmatica che si ottiene nel
topo alla dose di 35 mg/kg/die, somministrata
i.v. per 5 giorni consecutivi, si ottiene
nel cane alla dose di 4 mg/kg/die, data con
lo stesso schema di trattamento. Questi dati
hanno costituito la base per la definizione
dello schema di trattamento della fase I in
corso ad Amsterdam. Questi dati sono stati
ottenuti utilizzando la tecnica della spettroscopia
di assorbimento atomico mediante impiego di
uno strumento a fornetti di grafite. Lo stesso
sistema è stato utilizzato per mettere a punto
la determinazione del rutenio nei fluidi biologici
dei pazienti trattati ad Amsterdam per la
valutazione dei parametri farmacocinetici
nell'uomo. In modelli in vitro, la
tecnica della spettroscopia ad assorbimento
atomico ha permesso di evidenziare che il
NAMI-A viene captato dalle cellule tumorali
con un meccanismo di trasporto specifico,
anche se il composto ha la capacità di attraversare
passivamente la membrana cellulare. In
vivo, il NAMI-A tende a permanere in alcuni
organi meglio che in altri: nel polmone, il
tempo di emivita stimato è almeno 10 volte
maggiore che nel tumore primario. La maggire
ermanenza nel tessuto polmonare può essere
spiegata dal legame del composto alla matrice
di collagene extracellulare, come risulta
evidente all'esame mediante microscopia elettronica
a trasmissione.
E'
stato iniziato lo studio di una nuova serie
di complessi di rutenio binucleari, caratterizzati
da due centri metallici, con il rutenio allo
stato di ossidazione +3, distanziati da leganti
eterociclici azotati con diverse caratteristiche.
I dati preliminari dello studio delle attività
antitumorali ed antimetastatiche sembrano
suggerire che questi composti si comportino
in maniera molto simile al NAMI-A, senza cioè
evidenziare citotossicità diretta per le cellule
tumorali, dimostrando di poter esercitare
effetti antimetastatici su tumori solidi simili
a quelli del NAMI-A. Questi composti sembrano
più efficaci del NAMI-A sia a ridurre la capacità
invasiva delle cellule tumorali sia ad inibire
le proteinasi MMP2 ed MMP9 correlate con la
capacità invasiva e metastatica dei tumori
solidi maligni. Il NAMi-A risulta inoltre
attivo sulle metastasi dei tumori solidi metastatizzanti
anche quando il trattamento viene effettuato
per via orale. In questo caso è interessante
notare che, sebbene le dosi necessarie per
il trattamento giornaliero siano marcatamente
maggiori rispetto quelle usate per i trattamenti
i.p. o .v., le concentrazioni plasmatiche
che si ottengono sono molto inferiori, suggerendo
che, con questa via di somministrazione, sia
possibile ridurre l'entità degli effetti collaterali
collegati con l'uso protratto del NAMI-A,
particolarmente a livello renale.
[si vedano i lavori scientifici
1,2,3,4,5,6,7,8 e le comunicazioni a congresso
1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,14,15,16,17,18,19,20,21,22,23,24]
Il laboratorio LINFA
ha accolto le richieste di studio di complessi
di metalli da ricercatori di diversi laboratori
universitari ed ha provveduto alle valutazioni
previste dai protocolli di studio sperimentale
preliminare.
2
complessi di rame (Dipartimento di Chimica,
Università degli studi di Parma): test in
vitro sulla linea TS/A (citotossicità e effetto
sul ciclo cellulare); test in vivo
sul linfoma murino TLX5.
3
complessi di renio e 1 di platino (Dipartimento
di Chimica, Università degli studi di Ferrara):
test in vitro sulla linea TS/A (citotossicità);
test in vivo sul linfoma murino TLX5.
3 complessi di palladio, 1 di platino, 1 di
rutenio e 1 di rame (Dipartimento di Chimica
Inorganica, Università degli studi di Siviglia):
test in vitro sulla linea TS/A (citotossicità
e effetto sul ciclo cellulare); test in vivo
sul linfoma murino TLX5.
2
addotti del complesso di rutenio del NAMI-A
con albumina e transferrina (Dipartimento
di Chimica, Università degli Studi di Firenze):
studio in confronto a NAMI-A dell'effetto
sul ciclo cellulare, sulla captazione cellulare
di rutenio sulla linea cellulare KB.
2 complessi di iridio (Dipartimento di Chimica,
Università degli Studi di Firenze): test in
vitro sulle linee TS/A (adenocarcinoma
murino), MCF-7 (adenocarcinoma umano) e HT-1080
(fibrosarcoma umano) (citotossicità).
2
complessi di rutenio con il legante NO (Dipartimento
di Scienze Chimiche, Università degli Studi
di Trieste): test in vitro sulle linee
TS/A (adenocarcinoma murino), MCF-7 (adenocarcinoma
umano) e HT-1080 (fibrosarcoma umano) (citotossicità).
5
analoghi del NAMI-A (Dipartimento di Scienze
Chimiche, Università degli Studi di Trieste):
test in vitro sulla linea TS/A (citotossicità);
test in vivo di confronto con il NAMI-A sulle
linee tumorali murine MCa e Lewis lung carcinoma
(attività antimetastatica).
5 complessi di platino (Dipartimento
Farmaco-Chimico, Università di Bari): test
in vitro sulle linee TS/A (adenocarcinoma
murino) e MCF-7 (adenocarcinoma umano) (citotossicità).
Lo
scopo di questo settore di ricerca è quello
di mettere in evidenza le proprietà farmacologiche
del lisozima quale modulatore dell'immunità
in associazione con antigeni utilizzabili
per indurre vaccinazione contro infezioni
batteriche. Il trattamento orale di topi CBA
con lisozima per 6 giorni consecutivi, aumenta
i linfociti estraibili dalle placche del Peyer;
una piccola popolazione di questi linfociti,
caratterizzata dagli antigeni CD4 e CD54 e
da un consistente maggior contenuto proteico,
aumenta da 11% al 38%. Questo effetto è mantenuto
anche nei campioni provenienti da animali
ai quali al trattamento con lisozima ha fatto
seguito la somministrazione per 3 giorni consecutivi
del serotipo o1 del Vibrio anguillarum
(VA-o1) inattivato con il calore. La ripetizione
del trattamento ha portato ad un significativo
incremento dei linfociti CD3+ nei linfonodi
mesenterici, suggerendo che il lisozima può
essere usato er aggiungere risposte immunitarie
aspecifiche alle risposte di vaccinazione
con VA-o1.
[si vedano il lavoro scientifico
9 e la comunicazione a congresso 13]
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