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Le ricerche sui
composti attivi sulle metastasi
dei tumori solidi hanno origine
dagli studi sui primi modelli di
tumori metastatici in laboratorio.
E’ noto che per studiare un farmaco
sia necessario avere a disposizione
un modello efficace della malattia
contro la quale questo farmaco andrà
utilizzato.
A partire dagli
studi pionieristici dell’impianto
intra-tibia del carcinoma ascitico
di Ehrlich, per simulare un tumore
metastatico alle ossa, oggi sono
disponibili numerosi modelli di
studio di tumori sperimentali che
si comportano con una straordinaria
somiglianza con i tumori umani.
Questi modelli sono serviti sia
per la comprensione della biologia
della disseminazione metastatica
sia per capire le ragioni della
scarsa risposta delle metastasi
dei tumori umani alle terapie farmacologiche
convenzionali (chemioterapia). La
ricerca usa correntemente questi
modelli e, dalla metà degli
anni ’70, sono stati proposti molti
nuovi composti innovativi, capaci
di interferire con il processo di
formazione delle metastasi.
Infatti, mentre
si scopriva che la metastasi dei
tumori solidi è spesso il
frutto di una sottopopolazione cellulare
del tumore primario capace di sopravvivere
all’ambiente ostile extratumorale
dell’ospite e di muoversi liberamente
all’interno dello stesso per impiantarsi
in un organo bersaglio dando origine
ad un tumore secondario (metastasi),
parallelamente si determinava che
tale metastasi era meno sensibile
ai chemioterapici di quanto non
fossero in generale le cellule del
tumore primario, che era meno visibile
per il sistema immunitario e che
aveva cinetiche di crescita diverse
da quelle delle cellule tumorali
del tumore primario. Diveniva pertanto
evidente che farmaci attivi contro
il tumore primario non necessariamente
erano attivi anche contro le metastasi
originatesi da tale tumore.
Si giustificava
pertanto la scarsa attività
che molti chemioterapici mostravano
per la malattia metastatica. Si
tratta di farmaci che traggono lo
sviluppo dagli studi di citotossicità
su modelli che simulavano per lo
più tumori primari. Lo scopo
di tali ricerche era di trovare
composti capaci di interferire con
la divisione cellulare, contando
sulla differenza di velocità
di crescita cellulare tra tessuti
sani e tessuti neoplastici, chiaramente
a favore dei primi. I farmaci derivati
da questi approcci non hanno mostrato
la capacità di discriminare
tra tessuto tumorale e tessuto sano
ed hanno pertanto avuto, nessuno
escluso, una attività marcatamente
condizionata dalla tossicità
per l’ospite, in alcuni casi così
potente da limitarne l’impiego.
Negli ultimi 10
anni, un lavoro multicentrico molto
accurato ha portato alla identificazione
delle proprietà antimetastatiche
di un composto basato sul rutenio,
identificato con il nome di NAMI-A.

A |

B
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| Capsula
connettivale (C) del tumore
primario. A: controllo; B:
trattato con NAMI-A |
Benché il
rutenio appartenga allo stesso gruppo
del platino, questo composto dimostra
di possedere proprietà del
tutto inaspettate e, contrariamente
al cisplatino, uno dei farmaci antitumorali
più potenti introdotto nella
terapia umana a metà degli
anni ‘60, è attivo selettivamente
sulle metastasi tumorali a dosi
pressoché prive di effetti
tossici sui tessuti sani, se paragonato
ai più comuni farmaci anticancro
di impiego clinico.

A |

B
|
| Vasi
intratumorali del tumore primario
. A: controllo; B: trattato
con NAMI-A |
L’effetto antimetastatico
del NAMI-A
è la combinazione degli effetti
sul tumore primario, consistenti
nell’incremento della capsula connettivale
e della matrice extracellulare,
particolarmente attorno ai vasi
tumorali, e della riduzione della
massa delle metastasi polmonari.

A |

B
|
| Metatstasi
polmonari del carcinoma mammario
MCa. A: controllo; B: trattato
conNAMI-A |
La scoperta del
cisplatino ha stimolato la ricerca
nel settore dei composti di metalli
di transizione nel tentativo di:
- aumentare l’attività
del cisplatino su più
tipi di tumore;
- ridurre la tossicità
del cisplatino;
- superare il fenomeno della
resistenza dei tumori al trattamento
con cisplatino.
Ovviamente, il
lavoro effettuato è stato
omogeneo per i composti del platino,
dei quali ne sono stati studiati
parecchie migliaia, mentre sono
stati assolutamente frammentari
gli studi sui metalli diversi dal
platino.
Con la scoperta
delle importanti proprietà
antitumorali del NAMI-A,
si può pertanto ipotizzare
la nascita di uno sciame di ricerche
che hanno il rutenio come metallo
di riferimento. Queste ricerche
hanno il vantaggio di amalgamare
gli studi frammentari ora esistenti
e permettono di reclutare nuovi
laboratori che trovano interessante
studiare questi composti.
LINFA
vuole pertanto precorrere i tempi
e fornire un appoggio sicuro e già
operativo a quanti vogliono cimentarsi
in questa sfida.
LINFA
utilizza metodologie di ricerca
di base, caratteristiche delle indagini
farmacologiche. In particolare,
le molecole il cui studio viene
proposto a LINFA,
previa discussione del Comitato
Esecutivo con i proponenti,
vengono esaminate in modelli di
studio delle metastasi mediante
colture cellulari. Successivamente,
le molecole più promettenti
vengono passate allo studio in
vivo con tumori solidi metastatizzanti
dei roditori. In particolare, vengono
utilizzati metodi per studiare
a)
gli effetti diretti sulla capacità
proliferativa delle cellule tumorali
in funzione dell’uptake del composto
da parte delle cellule tumorali,
mediante opportuni marcatori e con
l’ausilio della citometria a flusso
e della spettrometria di assorbimento
atomico,
b)
gli effetti antitumorali mediati
da cellule del sistema immunitario
e dai componenti della matrice extracellulare
con l’ausilio di tecniche istologiche,
immuno-istochimiche e di enzimologia,
e
c)
gli effetti comparati sulla capacità
metastatica e sulla tossicità
sistemica in vivo.
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